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Ristrutturazione
dell’ex Archivio generale di Stato all’Aia
La storia
Dopo la realizzazione di alcuni archivi di stato nella provincia, intorno al
1895, Jacobus van Lokhorst fu nominato responsabile per il progetto dell'Edificio
dell'Archivio centrale di Stato.
L'edificio divenne il progetto di prestigio per eccellenza dello Stato, il
cui interesse già allora aveva varcato i confini nazionali. L'architetto
Van Lokhorst, grazie alla sua esperienza, era un grande specialista nel settore
degli edifici adibiti ad archivio.
Più di qualsiasi altro edificio contemporaneo adibito ad archivio o
a biblioteca, l'Edificio dell'Archivio di Stato corrisponde agli ideali del
tempo dal punto di vista della sicurezza antincendio e antifurto, dell'accessibilità e
della conservazione dei documenti archiviati e per quanto riguarda la flessibiittà dello
spazio per l'archiviazione.
Nel mese di dicembre dell'anno 1979 l'Archivio generale di Stato si è trasferito
dal Bleijenburg, nei nuovi edifici sul Prins Willem Alexanderhof. Dopo il trasferimento
dell'Archivio di Stato, nel vecchio deposito è calato il silenzio.
Negli anni 1982-1984 sono state compiute delle ricerche al fine di verificare
il Valore storico-culturale dell'edificio. Ciò ha portato al ritrovamento
praticamente di tutti i disegni costruttivi originali. Tale archivio occupa
tra gli edifici del suo genere una posizione preminente. La sua particolarità non
deriva dalle varie tecniche applicate nell’edificio; la sua eccezionalità nasce
dalla scala in base alla quale sono stati applicati gli accorgimenti tecnici
dell'epoca, e dall'abbinamento e dalla perfezione di tali applicazioni tecniche.
Il mantenimento dell'edificio richiedeva l’effettuazione di lavori di
restauro e di interventi di manutenzione, oltre alla ricerca di un nuovo utilizzatore,
preferibilmente in grado di rendere fruibile il deposito dell'archivio. L’intervento
fa parte di una serie di iniziative che il Governo olandese, ed in particolare
il Rijksgebouwendienst (Ufficio Palazzi Statali), sta portando avanti per
rispondere alle attuali esigenze sociali e politiche.
L’edificio, a due passi dalla Stazione Centrale, nel cuore di una grande
concentrazione di palazzi statali e circondato da infrastrutture (negozi, hotel,
ristoranti, bar, parcheggi,…), è stato ristrutturato con uffici
e sale conferenze polifunzionali che vengono affittati per giorni o settimane.
L'interno è caratterizzato da volte e archi a sesto acuto, dipinti
a sagoma e bellissimi particolari in muratura.
Arredamento sperimentale, servizi telematici, catering, disponibilità di
postazioni di lavoro o di riunione supplementari e di dispositivi ausiliari,
sono tra i servizi offerti dalla struttura. Il progetto illuminotecnico presentato
ha per oggetto la tromba delle scale dell’ex Archivio Generale di Stato,
anche se sono state illuminate anche altre parti comuni, come la reception
e i corridoi.
Il progetto architettonico
In un vano stretto di oltre venti metri di altezza si avvolge una spirale di
archi gotici che nasconde una scala…
La funzione dell’oggetto viene esaltata dalla verticalità della
scelta architettonica: l’occhio corre in alto enumerando le aperture.
La sintassi usata dal progettista è semplice: soffitto e pavimento scuro,
mentre sulle pareti bianche si evidenziano col ritmo irregolare le cornici
in mattoni rossi delle aperture ad arco ogivale. Semplice e funzionale doveva
anche essere la soluzione illuminotecnica: accentuare la verticalità della
struttura assicurando buoni livelli di illuminamento e ottimo comfort visivo.
Il progetto illuminotecnico
La scelta illuminotecnica, come appena visto, ha seguito quella architettonica:
verticalità e ritmi irregolari.
Si trattava, quindi, di trasporre in geometrie e tipologie un'idea. Per questo è stato
scelto il sistema Tenso di CINI&NILS:
i cavi disposti verticalmente accentuano la fuga verso l’alto, mentre
gli apparecchi seguono nella disposizione il ritmo delle aperture. La soluzione,
scelta per la sua estrema versatilità e per la semplicità di
installazione, è composta solamente da attacchi a parete e a soffitto.
Inoltre, grazie proprio al fatto di lavorare a tensione di rete, non è stato
necessario predisporre altre apparecchiature
se non i corpi illuminanti stessi, che grazie alla loro ridotta dimensione,
vengono individuati esclusivamente come sorgenti di luce.
Si dovevano, quindi, conciliare le necessità strettamente illuminotecniche
con le scelte architettoniche di base, quell’effetto
di sfondamento verso l’alto con la conseguente ‘scomparsa’ dell’elemento
di copertura.
Tradotto in numeri, da un lato era necessario ottenere buoni livelli di illuminamento
sulle rampe, diciamo cento lux,
e contemporaneamente bisognava ‘sfumare’ l’illuminazione
verso la parte alta della struttura.
Il sistema Tenso
Il sistema Tenso, un’invenzione di CINI&NILS ora imitata da molti, è composto
da una coppia di cavi di acciaio tesi fra due attacchi su parete o soffitto,
portanti le linee elettriche a tensione di rete (230V) che possono alimentare
apparecchi illuminanti fino a 5000W da suddividere con due accensioni indipendenti.
E’ conforme alle norme europee di sicurezza EN-60598-1 e omologato IMQ
e VDE e marchiato CE. Tenso permette di illuminare locali anche di grandi dimensioni
con minimi impatti visivi, ambienti con soffitti alti o con coperture vetrate
o scure, ed in ogni caso laddove non sia possibile prevedere istallazioni a
soffitto a causa di affreschi, stucchi, cassettoni, volte, evitando l’uso
di canaline o linee incassate.
Il sistema è adattissimo in casi come quello in esame, dove gli impianti
devono piegarsi alle scelte architettoniche senza rinunciare ad un alto contenuto
tecnico, in sintesi una struttura versatile per dare qualità all’ambiente.
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